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martedì 11 settembre 2012

Triplo sogno

Hanno detto che è il miglior Camilleri mai uscito: mi auguro di no, io spero sempre che il migliore sia sempre il prossimo, altrimenti perché continuare a leggerlo?
Comunque sia, è costruito splendidamente, raffinato, elegante, con tre indagini che si dipanano assieme ed una serie di debiti che cominciano ad essere pagati: il Maestro di Porto Empedocle comincia a tirare le fila della saga di Vigata ed a tagliare alcuni rami secchi.
Ancora una volta, come da parecchio tempo a questo parte,  un Montalbano ormai cinquantino ha più problemi dalla vita privata che dai criminali (quasi tutti di mezza tacca, per la verità) che affronta tra una porzione di pasta incasciata ed un assaggio di profumatissime triglie al pomodoro.
E insomma, mi pare ovvio che non vi racconto come va a finire un romanzo giallo, anche sui generis, quindi leggete ed apprezzate.
Ne vale la pena.

sabato 28 gennaio 2012

La colpa è sempre del diavolo

Ancora un Camilleri senza Montalbano, e senza una storia lunga: tanti raccontini unificati dalla sfiga dei protagonisti.  Tirare in ballo il diavolo è forse eccessivo, ma insomma.
Detto che del Maestro di Porto Empedocle io leggerei anche la lista della spesa, confesso che qualcuna di queste storielle mi ha deluso, qualche altra mi ha ribaltato dalle risate, altre ancora mi hanno fatto pensare: insomma, ne è valsa la pena, anche perché erano ormai tre mesi che non usciva niente di nuovo.  Come per Stephen King, a un certo punto si va in crisi di astinenza.
Tra l'altro, leggendo qui, sembra proprio che non ci sia da aspettare troppo, per un'altra dose di queste Storie di Vigàta.
Per qualche romanzo più lungo, probabilmente (e non certamente), se il diavolo non ci mette la coda, l'attesa sarà meno breve. 

martedì 27 dicembre 2011

Anche gli angeli mangiano cannoli

E' un altro Camilleri senza.  Posso dirlo? Da qualche tempo a questa parte, Camilleri senza Montalbano è addirittura meglio, forse il commissario impersonato da Luca Zingaretti è arrivato in fondo alla sua parabola, forse il Maestro si è stancato di scrivere gialli senza sangue, o forse, ancora, la ricerca delle radici in una Sicilia passata (inizio del secolo scorso) che non passa mai lo stimola senza di più.
Voglio dire, qui ci sono i preti non proprio raccomandabili, i nobili ed i borghesi che seguono il vento meglio che in Coppa America, un ufficiale dei Carabinieri che assomiglia tanto a Carlo Alberto Dalla Chiesa (ma finisce meglio, non vi preoccupate) e, ovviamente, la mafia.
E c'è un giornalista che, non fosse perché adesso è su tutti i giornali, ricorda un po' Giorgio Bocca.
No, non vi racconto la storia, anche perché la rovinerei, e comunque non vi preoccupate anche se siete nordici: il siciliano scritto è comprensibilissimo, ormai dovreste averci fatto l'abitudine.
Una buona notizia, per concludere: per la Befana aspettiamo una nuova raccolta di racconti, ed a primavera un nuovo romanzo.  Hasta Camilleri siempre.