domenica 27 maggio 2012

La volontà di Dio

Un Bel Ami in salsa olandese che mantiene molto meno di quello che promette: è la storia di un  borghesuccio belloccio che punta agli agi che la Belle Epoque riserva ai pochi ricchi, nella specie la classe mercantile di Amsterdam, contando sul suo modesto talento e sulla sua capacità di attirare uomini e donne, e non solo sessualmente.
Al contrario del capostipite plasmato dalla penna visionaria e pessimista  di Guy de Maupassant, però, su di lui si avventano sfighe orribili palesemente inviate dal corrucciato Dio veterotestamentario così caro ai riformati.  Deve però cavarsela, altrimenti il libro finirebbe subito.  E così evita per un pelo di farsi licenziare dal simpatico miliardario che lo ha assunto per fare da tutore al figlio paranoico, schiva la vendetta del medesimo miliardario dopo avergli trombato la moglie e riesce a sfuggire alla sorte dei clandestini sulle navi da crociera in cambio di una notte di amore (diciamo così) con un miliardario statunitense, che lo ricompensa anche con un assegno di mille sterline.  Altri tempi, gli pagano in contanti l'assegno in una banca di Città del Capo.
C'è un continua, che promette nuove avventure nel Sudafrica appena pacificato dopo la guerra boera, ma penso che eviterò di leggerlo.
Una piccola annotazione: il risvolto di copertina giura che l'autore ha studiato ad Oxford, ma doveva essere molto disattento, visto che per due volte parla della Polonia, facendone arrivare anche l'ambasciatore in Sudafrica per salutare i ricconi che sbarcano dal transatlantico di lusso.  Peccato che all'epoca la Polonia non esisteva, e chi non ci crede può controllare qui. 

venerdì 13 aprile 2012

A bout de souffle - Fino all'ultimo respiro


Massimo Carlotto si allarga.
Infatti abbandona il Nord Est ed il Sud Ovest e spazia dalle repubbliche ex sovietiche a Marsiglia in un noir internazionale che è già una sceneggiatura, con personaggi che sembrano arrivare dritti dal cinema francese degli anni '50 e '60 del secolo scorso (il capo della mala della città focese è un Jean Gabin ormai invecchiato, la poliziotta gay una Annie Girardot, magari).
Carlotto mette tanta carne al fuoco, dal traffico internazionale di droga a quello di organi da trapianto, dalla mafia russa a quella cinese fino ai cocaleros latinoamericani ed ai servizi segreti russi, ed il colpo di reni che riscatta un confuso zibaldone di ammazzatine e tradimenti è l'aver centrato la storia sui delinquenti di seconda generazione che hanno più familiarità con i derivati ed i titoli tossici che con i fucili automatici e l'eroina.
D'accordo, è un esperimento, ed il richiamo del titolo di questo post è più che giustificato: comincia così una nouvelle vague del romanzo nero italiano?

domenica 18 marzo 2012

Il pieno di verde

La civiltà delle automobili è affascinante, per come ce la racconta Stephen King: Christine e Buick 8 sono omaggi splendidi alla motorizzazione.
Adesso c'è una nuova piccola storia del maestro del brivido, con un'altra automobile non meglio identificata (una station wagon di marca e modello imprecisati) protagonista in un'area di servizio dismessa.
La storia come sempre merita, e no, non ve la racconto, ovviamente, non si può raccontare una storia di King; però mi ha lasciato insoddisfatto.  Il Nostro ha spesso dichiarato di avere un programma di trattamento testi logorroico, e invece stavolta si è fermato prestissimo.
Avrebbe potuto dirci e darci di più, probabilmente, senza danneggiare la compattezza del lavoro.
Un'ultima annotazione: disponibile solo in formato elettronico, mi ha convinto di una cosa importante, e cioè che la carta è molto ma molto meglio. 

domenica 5 febbraio 2012

L'ultima è la morte

No, in realtà la morte è la prima, per chi si sta specializzando in medicina legale.
E no, mi sembra un po' presto per dire che abbiamo la risposta italiana a Kay Scarpetta.
Alessia Gazzola è un medico, anzi un medico legale, si impara dalla quarta di copertina, e quindi scrive di cose che conosce, tipo ipostasi, rigidità cadaverica, catene di DNA: e lo scrive bene.  Alterna le pagine di maggior tensione con quelle più leggere, ed è molto azzeccata l'amica e coinquilina giapponese; si permette un'escursione lontano da questa Roma elegantemente tratteggiata, ed una storia d'amore raccontata tutta al femminile, quindi per gli uomini c'è molto da imparare, anche se non sono belli, non fanno un lavoro interessante e non sono figli del capo della donna concupita.
Però l'assassino, senza essere il capo dell'Investigativa, si capisce chi è a metà del libro.
Insomma, c'è da lavorare ancora, magari una seconda avventura sarà migliore.

sabato 28 gennaio 2012

La colpa è sempre del diavolo

Ancora un Camilleri senza Montalbano, e senza una storia lunga: tanti raccontini unificati dalla sfiga dei protagonisti.  Tirare in ballo il diavolo è forse eccessivo, ma insomma.
Detto che del Maestro di Porto Empedocle io leggerei anche la lista della spesa, confesso che qualcuna di queste storielle mi ha deluso, qualche altra mi ha ribaltato dalle risate, altre ancora mi hanno fatto pensare: insomma, ne è valsa la pena, anche perché erano ormai tre mesi che non usciva niente di nuovo.  Come per Stephen King, a un certo punto si va in crisi di astinenza.
Tra l'altro, leggendo qui, sembra proprio che non ci sia da aspettare troppo, per un'altra dose di queste Storie di Vigàta.
Per qualche romanzo più lungo, probabilmente (e non certamente), se il diavolo non ci mette la coda, l'attesa sarà meno breve. 

martedì 24 gennaio 2012

Il morto di terracotta

Piccoli giallisti crescono.
Marco Malvaldi torna in libreria con il suo barrista intellettuale e gli anziani clienti abituali e ci racconta una storia di spessore, che deve molto ad Andrea Camilleri e che è veramente ben costruita, e scritta meglio.
Parla di un delitto di venti anni prima, che nessuno pensava fosse tale prima che il protagonista ed il suo coro ci mettessero gli occhi sopra, e c'è anche una chicca: l'investigatore dilettante ma di genio (certo un topos, ma ormai ci siamo abituati) risolve il caso mentre è bloccato in ospedale. Pura analisi intellettuale, quindi, e mancano solo le orchidee, a questo punto.
Aumenta anche lo spessore dei protagonisti: il gruppetto di avventori abituali diventa sempre meglio formato, e comincia a crescere anche la figura del protagonista, che acquista maggior spessore ed uno straccio di vita interiore.
Dimenticavamo, viene anche spezzata una lancia in difesa della libertà di scelta sessuale: insomma, l'autore sembra proprio seguire l'evoluzione della commedia all'italiana, e non ha più solo voglia di far ridere.

giovedì 5 gennaio 2012

Happy birthday


Sta uscendo in tutta Europa, la prossima volta sarà in Inghilterra, raccogliendo critiche di vario segno.  Da noi è da tempo sparito dagli scaffali novità, ma ne parliamo oggi anche per fare gli auguri di compleanno a Umberto Eco, nato il 5/1/1932.  L’autore qui si diverte e gioca con il complottismo storico allestendo, nell’anno dei centocinquanta anni dell’Unità d’Italia, un elegantissimo centone che attraversa il nostro Risorgimento ed anche qualcosa di più: Il Cimitero di Praga va oltre lo spin-off – come direbbe mia figlia appassionata fruitrice ed esegeta di serie tivvù – di una parte del Pendolo di Foucault; racconta da una parte una unificazione ben diversa da quella gloriosa che ci hanno insegnato a scuola (almeno a quelli meno giovani, quorum ego) ma forse più plausibile, e dall’altra ripercorre il filo rosso dell’intolleranza europea, dando un padre o una madre a tutti i luoghi comuni della canea anti.
Anti cosa? Anti qualsiasi cosa, in effetti, e quindi ci sono i carbonari mangiapreti, i massoni ricchi e potenti dietro le quinte, e finalmente arrivano anche gli ebrei che vogliono dominare il mondo.  Perché, e questo lo sapevamo anche prima di prendere il libro in mano,  piuttosto che risolvere i problemi, è molto più semplice indicare un nemico che ne avrebbe la colpa.
Ultima annotazione: il libro è di scorrevolissima lettura ma di struttura complessa, costruito a flashback e, addirittura, con una vena di romanzo epistolare; affrontatelo quindi, se non l’avete già letto, con il rispetto che si deve ad un saggio, non ad un romanzo.  E alla fine fate anche voi gli auguri all’autore.